"Il ritrovare, a 19 anni, un suo amico “pongarolo”, che frequenta un piccolo corso di modellato e scultura, lo spinge nel 1988, a cimentarsi con la creta e la terracotta. Dopo la primissima produzione, realizzata in quel contesto, è già una rivelazione. Gli vengono indubbiamente riconosciute doti grezze ma innate, dal maestro e dagli altri frequentatori del corso che non credono che sia la prima volta che il “nostro” lavori la creta. Nel 1990, Mauro è obiettore di coscienza presso il Villaggio Litta (un centro per diversamente abili mentali a Grottaferrata) e qui presta il suo servizio anche affiancando un operatore presso il laboratorio di ceramica. Riprende contatto fatalmente, con varie crete e terrecotte, dando vita da quel momento in poi (con momenti più o meno lunghi di stasi) ad una produzione di opere “smisurata” (più di 160 sculture in 12 anni). In tutti questi anni, partecipa a molte mostre collettive (Roma, Grottaferrata, Monteporzio, Castiglion Fosco (PG), e ad alcune individuali (Roma), infervorato dalla “scoperta” nel 1995, di quello che poi sarà il suo maggior artista di riferimento con Michelangelo e Rodin: Giacomo Manzù. L’interesse per questo grande della scultura, nasce da un forse improvvido paragone con una scultura di Mauro (l’abbraccio), fatto da un altro anziano scultore di peperino, durante una collettiva per le strade di Grottaferrata. Nel 1996 fonda il “Laboratorio Libere Mani” seguendo come maestro, tra l’altro, un corso artistico di manipolazione, modellato e scultura, che concluderà i suoi lavori, promuovendo l’esposizione delle opere dei partecipanti al corso, alla mostra collettiva: “Una domenica con gli artisti” a Grottaferrata nel maggio del 1997. L’ultima mostra “Movimenti” (Marzo-Aprile 2002) è stata allestita a Roma alla Galleria del Gonfalone a via del Gonfalone (traversa di via Giulia) n° 32. La ricerca artistica: l'impressionismo dei movimenti dell'animo La sua ricerca artistica è la ricerca del "movimento dell'anima", un movimento che esteriorizza attraverso le figure realizzate, sentimenti, stati dell'animo, "giocati" tra la solitudine ed il confronto con se stessi, o nell'intreccio amoroso di coppie. Si perdono così canonici riferimenti anatomici per seguire i percorsi interiori rappresentati sì da visi che richiamano sentimenti primordiali, ma anche (soprattutto) da arti, tronchi, muscoli, spazi vuoti e pieni, movimenti enfatizzanti aperti o chiusi, a volte esercizi di stile, molto più spesso utilizzati per esprimere l'impressione di un periodo, di un momento. Difatti è nel momento del lavoro, della creazione (che sovente si materializza come itinerario di cui si conosce la meta, ma aperto ad infinite strade) che Mauro Biani compie parte di questo percorso, e la terracotta è la materia privilegiata, duttile e plastica, ma che alfine "rimane scolpita". Con la cottura la scultura è ormai "finita", ma proprio per questo limitata e limitante, cioè senza ulteriori possibili mete, solo memoria di quel pezzo di itinerario percorso."

sabato, 03 novembre 2007
Dopo 15 mesi

Ieri, sollecitato, ho ripreso la creta e ho risculturato, abbozzando un Prometeo che fa del corpo di una lampada il suo Caucaso.  Mi piace modellare, tirare fuori, urlare con le mani. E' tutta pancia, ma al contrario dell'antipolitica è violentemente politica, ma essenziale, personale, autistica ma comunicativa. Come quel gesto stereotipato che però si fa creazione per lo stupore. Mi piace rinnovare lo stupore. Mi piace.

 

Mauro Biani © broiolo|ore 01:12 | Permalink | commenti (1) | le mie sculture, personale

 

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